I video dei lavori sono online.
Qua sotto il pezzo uscito ieri su Nòva 24.
State of the Net è stata un’esperienza felice. Vorremmo riassumerla idealmente in una tag cloud, ovvero con le parole chiave emerse nel corso delle sessioni che si sono alternate a Udine durante lo scorso fine settimana.
Conversazioni. State of the Net ha preso ispirazione dai vari Le Web (Parigi), Blogtalk (Vienna), Reboot (Copenhagen), Lift (Ginevra), BloggerCon e Gnomedex (Stati Uniti), eventi che hanno l’obiettivo di far incontrare persone che hanno a che fare a vario titolo con la tecnologia e innescare conversazioni, non solo sul palco. Per avere delle conversazioni è necessario parlare la stessa lingua, e per questo motivo buona parte delle sessioni si sono svolte in inglese.
Innovazione. State of the Net era l’anteprima ufficiale di InnovAction, la fiera dell’innovazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che si apre oggi a Udine. Nella storia della tecnologia informatica, l’innovazione è arrivata inizialmente dal settore militare: i primi computer calcolavano traiettorie di proiettili e i primi grandi investimenti sono stati fatti dal Pentagono. Superata la fase militare, per quasi trent’anni l’innovazione è arrivata dalle aziende: i computer che usiamo oggi hanno la forma che hanno e funzionano come funzionano in buona parte perché così servivano alle imprese. Oggi qualcosa sta cambiando: l’innovazione arriva dagli utilizzatori. C’è molta più innovazione nel modo in cui i ragazzini gestiscono le proprie relazioni sociali su Facebook o MySpace o nel modo in cui un gruppo disaggregato di volontari alimenta Wikipedia di quanto si veda in ambito aziendale.
Disordine. Grazie all’evoluzione dei motori di ricerca, alle folksonomy e alle tante forme di costruzione spontanea di analogie sperimentate dentro Internet, oggi è più facile cercare dentro un cesto smisurato che tenere in ordine centinaia di cassetti. Dentro il disordine della Rete stiamo moltiplicando i percorsi di senso: ciascuno mette in circolo quello che gli pare, ciascuno filtra ciò che gli interessa secondo le proprie esigenze. Forse per la prima volta nella storia dei mezzi di espressione pubblica va bene così.
Relazioni. Stiamo passando dalla società di massa alla società del link. Dieci anni fa si rischiava una denuncia a linkare il lavoro altrui, oggi le relazioni tra i contenuti e tra le persone si stanno proponendo come il sistema operativo della civiltà contemporanea. Laddove le istituzioni tradizionali – della convivenza, di mercato, culturali – rispondono all’esponenziale crescita di complessità semplificando i messaggi ed enfatizzando le contrapposizioni per rafforzare le identità, la Rete al contrario promuove la costruzione di ponti tra punti di vista ed esperienze differenti.
Nodi. Milioni di persone si stanno riscoprendo nodi all’interno di una rete sociale, individui in un flusso di comunicazione che ha un’andata ma anche un ritorno, custodi di idee che quando vengono condivise tornano indietro arricchite. Milioni di persone hanno smesso di aspettare il loro quarto d’ora in tv e si sono messi a creare – testi, audio, video, servizi, quant’altro – e a condividerli. Di nodo in nodo le idee più interessanti si propagano, vengono amplificate da un filtro collettivo e democratico, talvolta si impongono all’attenzione generale.
Ecologia. La Rete è un ecosistema che rinsalda il rapporto tra l’intelligenza tecnologica delle macchine, la riproducibilità degli oggetti con l’esperienza individuale delle persone, la loro intelligenza fluida. «Attraverso la Rete», ha detto Enzo Rullani, «si compie la grande promessa della modernità, che era quella di liberare i soggetti. Prima dalla natura che li rendeva schiavi, ora dal dominio spersonalizzante della tecnica».
Consapevolezza. Stiamo facendo molte cose nuove, ma non abbiamo ancora la consapevolezza di quello che stiamo facendo. «Consapevolezza è una parola che contiene i conflitti e le armonie, i progressi e le difficoltà. È l’idea che siamo in tanti e non siamo soli: è un’economia del mutuo soccorso», ha spiegato Luca De Biase.
Respons-abilità. E’ l’ultima parola chiave. Anche perchè è la diretta conseguenza delle parole già dette, e di molte di quelle sentite a State of the Net. Cresce la facilità nell’uso degli strumenti come la Rete ed aumenta dunque il potere di incidere sulla società. Sta solo a noi, a voi, a loro, l’uso responsabile di questo potere.
Beniamino Pagliaro
Paolo Valdemarin
Sergio Maistrello











Dalla conferenza di Gaspar e da una rapida carrellata sul vostro sito, ho ricavato riflessioni interessanti (e un post). Peccato non averlo saputo prima: sarei venuto ad Udine. Mafari sarà per l’anno prossimo.
Matteo